Poca pioggia e aria sporca

Livelli di smog alle stelle in molte città a causa dell’andamento climatico con un mese di gennaio in cui è caduta circa il 60% di acqua in meno dopo un dicembre che è stato il più secco da 215 anni quando sono iniziate le rilevazioni e un novembre con piogge praticamente dimezzate. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti che sottolinea come l’assenza di precipitazioni provochi l’aumento impurità nell’aria in molte città, da Napoli a Roma fino a Milano, ma anche una storica siccità con fiumi e laghi a secco che fanno temere per la disponibilità idrica. In Lombardia, le polveri sottili PM10 in pianura padana sono alle stelle nonostante la pioggia che oggi ha abbassato i livelli alti di ieri e nonostante il minor traffico che si registra nelle città durante il fine settimana: dai 100 microgrammi al metro cubo su un limite di 50 Monza è passata a 82, Lodi a 79, Pavia a 96 e Milano a 76. Brescia è scesa da 152 a 110, Mantova da 151 a 147, Bergamo da 149 a 60 e Cremona da 145 a 118. Aria più pulita a Lecco (da 43 a 42 microgrammi di polveri sottili per metro cubo) e Varese da 57 a 46. Peggiora Como da 67 a 70, mentre il “record del respiro pulito” spetta a Sondrio con soli 35 microgrammi per metri cubo contro i 39 di ieri.
 
Sul Po intanto sembra essere in estate con livelli idrometrici che sono inferiori di circa 2 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo le rilevazioni effettuate dalla Coldiretti a Pontelagoscuro a fine gennaio. Mentre al Ponte della Becca, in provincia di Pavia, il fiume ha sfondato la quota negativa di 3 metri sotto lo zero idrometrico. La situazione - continua la Coldiretti - è grave anche nei laghi che si trovano prossimi ai minimi storici del periodo con il lago Maggiore che è al 17% della sua capacità ed il lago di Como che è addirittura sceso al 12% mentre quello di Garda al 33%. Le riserve idriche – spiega Coldiretti Lombardia - sono a quasi il 60% in meno rispetto alla media del periodo 2006-2014 e al 43,7% in meno rispetto al già secco 2007, mentre le precipitazioni del 2015 sono state di appena 818 millimetri, ancora più basse dei già scarsi 847 millimetri registrati nel 2007. C’è anche poca neve in montagna visto che in media non si superano i 50 centimetri di spessore nelle zone sopra i duemila metri di quota. Secondo la Coldiretti bisogna intervenire subito, portando acqua ai laghi e alzando il deflusso minimo vitale per evitare rischi di desertificazione del territorio con gravi ricadute sull'economia agricola e sull'equilibrio ambientale.
 
Ad aggravare gli effetti negativi della mancanza di pioggia è il grande caldo con il 2015 che si è classificato in Italia come l’anno più bollente della storia recente con una temperatura superiore di 1,42 gradi la media di riferimento. In Lombardia – spiega la Coldiretti regionale - a novembre le massime sono state di 2,3 gradi superiori alla media del periodo ed è caduto l’88,3% in meno di acqua, mentre a dicembre ci sono stati 2,4 gradi in più rispetto alla media e il 91,5% di precipitazioni in meno. Il risultato è che in diverse regioni nei prati ci sono primule, viole e margherite mentre le mimose sono già fiorite da tempo in netto anticipo rispetto alla festa della donne. Ma nelle campagne - continua la Coldiretti - si teme una serie compromissione dei raccolti per il possibile prossimo ed improvviso abbassamento della temperatura. Ma - precisa la Coldiretti - a colpire i raccolti sono anche le forti infestazioni degli insetti patogeni che proliferano per effetto del caldo fuori stagione.
 
Siamo di fronte a cambiamenti climatici che si stanno manifestano con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi con pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro tra alluvioni e siccità che è stata particolarmente violenta nel 2003, 2007 e 2012. Di fronte a questa situazione - conclude la Coldiretti - occorrono interventi strutturali ed è necessario sviluppare ogni iniziativa atta all'accelerazione dell'attuazione del Piano di Sviluppo Rurale, in particolare per il riavvio del Piano Irriguo Nazionale come richiesto dall'Anbi (Associazione nazionale consorzi gestione tutela territorio ed acque irrigue).