Alimentazione Oncologica

Dottor Lorenzo Maffioli, Direttore Dipo (Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico) XI. Direttore della Medicina Nucleare dell’Ospedale di Legnano

Le recenti pubblicazioni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno riportato alla ribalta l’importanza di una sana alimentazione. E’ ormai chiaro a tutti che una corretta dieta, associata ad un corretto stile di vita, riduce il rischio di molte patologie sia in ambito cardiovascolare che in quello oncologico.

Il Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico (Dipo-XI) ha intrapreso azioni con il territorio per diffondere questo messaggio, come già successo nell’iniziativa dell’“Ospedale in piazza”, dove era stato allestito uno stand nel quale si illustrava il Codice europeo contro il cancro. Il tumore è una patologia multifattoriale: non è sufficiente agire su un singolo elemento per modificare in modo evidente il rischio a livello individuale, ma bisogna agire su tutte le abitudini non corrette.

Un aumentato apporto di fibre, ad esempio, è un fattore protettivo nei confronti di alcuni tumori (ad esempio il carcinoma del colon, ma non solo), così come la riduzione dell’assunzione di carne e insaccati. Inoltre gli studi dimostrano che l’alimentazione ricca di pesce riduce il rischio di insorgenza di tumori (poiché nel pesce vi sono sostanze, come gli acidi grassi omega-3, importanti per la prevenzione). Ma oltre alla prevenzione primaria è importate anche la prevenzione secondaria nelle malattie oncologiche, nella quale l’alimentazione gioca un ruolo importante a fianco dell’approccio chemioterapico.

 

Dottor Sergio Fava, Direttore dell’Oncologia dell’Ospedale di Legnano

Negli ultimi giorni è stata data ampia diffusione mediatica alla “condanna” delle carni rosse e soprattutto di quelle lavorate, per il loro ruolo come causa certa o probabile  di cancro. Come spesso accade, di fronte a notizie clamorose che riguardano la quotidianità di tutti noi, il rischio di allarmismo e confusione è alto. Occorre allora ristabilire un po’ di verità: che la carne rossa e lavorata è probabile che sia cancerogena (soprattutto se lavorata) è fatto noto da tempo nella comunità scientifica. Ma la pericolosità dipende dalla quantità assunta oltre che dalla risposta individuale. In altre parole una dieta basata prevalentemente sulla carne sicuramente non è salutare e non solo per il cancro.  Ed è questo il punto: anche nella dieta italiana vi sono alimenti probabilmente cancerogeni o con tale potenzialità, ma la nostre caratteristiche alimentari sono strutturate nella maggior parte del territorio sulla dieta mediterranea, vero modello di alimentazione corretta, tanto da essere inserita nel 2010 dall’UNESCO tra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità. Si tratta di un modalità nutrizionale che prevede poche quantità di grassi animali e in particolare di carne rossa, basato su pesce e olio d’oliva, pasta e cereali, frutta, verdura e legumi. E’ provato scientificamente che l’adozione di un modello alimentare basato sulla dieta mediterranea riduce la mortalità e l’incidenza del cancro fino a un significativo 12%.  L’Italia è, non a caso, il secondo Paese più longevo al mondo, verosimilmente grazie anche alla sua tradizione alimentare. Negli ultimi anni si è sviluppata nella comunità scientifica oncologica una particolare attenzione alla alimentazione come argomento di prevenzione primaria. Si stima che il cibo costituisca il 30-35 % delle cause di cancro. Ai pazienti che chiedono cosa mangiare, per star meglio, dobbiamo risposte concrete e pratiche. Il clamore suscitato dalla vicenda carne rossa è un’occasione per informarci e per informare correttamente riguardo a rischi e benefici dell’alimentazione, attenendoci scrupolosamente ai dati scientifici, contribuendo a modificare quello stile di vita (che non è solo alimentazione corretta ma un insieme di abitudini salutari) che da solo può incidere sulla riduzione di tutte le cause d morte e di malattia oltre a migliorare la qualità della vita di tutti i giorni.

 

Dottoressa Antonella Ferzi, medico oncologo dell’Ospedale di Legnano

Nel 2014 in Italia sono stati diagnosticati 366.000 nuovi casi di tumore; ciò significa che ogni giorno si scoprono 1.000 nuovi casi. I tumori come tutte le altre più diffuse patologie del mondo occidentale (diabete, ipertensione arteriosa, obesità, osteoporosi, ictus) presentano una forte correlazione con gli stili di vita degli individui, in particolare con gli aspetti riguardanti l'attività fisica, estremamente ridotta, e l'alimentazione, strutturata secondo modalità scorrette. Tutti gli studi scientifici rendono ormai evidente come il primo approccio per la prevenzione e cura di tutte queste condizioni morbose debba fondarsi su un miglioramento degli stili di vita: alimentazione e attività fisica. Inoltre ad oggi non esiste nessun approccio alternativo in grado di guarire il cancro  senza ricorrere alle valide tecniche della chirurgia, della chemioterapia e della radioterapia immunoterapia, ma è irragionevole affidarsi solo a queste metodiche convenzionali ignorando la naturale capacità del nostro corpo di difendersi dai tumori tanto nella prevenzione quanto nel potenziamento delle terapie. L’obiettivo del nostro Dipartimento è promuovere una sana alimentazione per persone colpite da patologia tumorale con lo scopo di modificare le loro abitudini alimentari, al fine di superare al meglio gli effetti collaterali dei trattamenti chemioterapici e ridurre la comparsa di recidive come i recenti studi scientifici stanno dimostrando.

 

Dottoressa Carla Dotti, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Legnano

Il tumore è diventato una malattia cronica, questo è un grande merito della nostra Sanità e non dimentichiamo che l’Italia può vantare la più lunga sopravvivenza alla malattia. Questo però significa che bisogna imparare a conviverci e conviverci al meglio, perché questa vita “prolungata” sia una vita buona e bella. Il segreto non è difficile, anzi è anche piacevole se si vince la reticenza a cambiare.